LA PSICOANALISI:
La psicoanalisi nasce tra fine Ottocento e inizio Novecento e introduce una grande novità: l’esistenza dell’inconscio, una parte della mente che contiene pensieri, ricordi ed emozioni che abbiamo dimenticato o rimosso, ma che continuano a influenzare il nostro comportamento.
- Rimozione e sintomo:
L’inconscio è paragonato a un magazzino chiuso dentro la mente.
In questo spazio depositiamo ricordi ed emozioni che non vogliamo più vedere, ma che non scompaiono.
Questi contenuti possono riemergere improvvisamente.
Secondo la psicoanalisi, i pensieri dimenticati tornano alla coscienza come “fantasmi” e influenzano:
- sogni strani
- lapsus (dire una parola al posto di un’altra)
- simpatie o antipatie improvvise
- innamoramenti inspiegabili
- comportamenti che non comprendiamo
Questo accade in modo evidente nei disturbi psichici, ma riguarda tutti.
La psicoanalisi afferma che il nostro comportamento è influenzato da forze interne inconsce, non sempre razionali.
Per questo si distacca dal razionalismo e studia fenomeni strani o marginali (lapsus, sogni, emozioni improvvise) per capire come funziona davvero la mente.
- La cura dell'isteria:
Nell’Ottocento il termine isteria indicava un insieme di sintomi psichici, spesso attribuiti soprattutto alle donne e interpretati come segno di fragilità o debolezza mentale.
I medici dell’epoca ritenevano che questi disturbi fossero una simulazione, perché i sintomi come paralisi, perdita della voce o incapacità di muovere alcune parti del corpo non avevano alcuna causa fisica rilevabile.
Con il tempo, alcuni psichiatri iniziarono però a capire che l’isteria non era finzione, ma una malattia di origine psichica, cioè legata alla mente e non al corpo. Questo cambiamento di prospettiva aprì la strada agli studi di Freud, che avrebbe poi interpretato tali sintomi come manifestazioni dell’inconscio e fondato la psicoanalisi.
Il neurologo francese Jean‑Martin Charcot studiò l’isteria usando l’ipnosi e scoprì che, durante lo stato ipnotico, i sintomi delle pazienti (paralisi, mutismo) scomparivano. Da ciò concluse che la causa non era fisica ma psichica, e che la mente possiede diversi livelli di consapevolezza.
Dopo aver assistito ai suoi esperimenti, Freud tornò a Vienna e collaborò con Joseph Breuer. I due usarono l’ipnosi chiedendo alle pazienti di raccontare episodi della propria vita. Così emersero ricordi dimenticati collegati ai disturbi.
La prima paziente, Anna O, che parlò di una “cura della parola”: raccontando esperienze dolorose rimosse, i sintomi sparivano.
Freud comprese che questi ricordi non erano semplicemente dimenticati, ma rimossi nell’inconscio, fondando così il principio centrale della psicoanalisi.
- Rimozione e sintomo:
Secondo la psicoanalisi, quando una persona vive un evento traumatico che provoca emozioni troppo forti o intollerabili (vergogna, disgusto, colpa), la mente può difendersi tramite la rimozione: il ricordo viene spinto fuori dalla coscienza e collocato nell’inconscio, dove può restare per anni.
Tuttavia, un episodio successivo può richiamare quel ricordo rimosso, che riemerge sotto forma di sintomo: un comportamento, un’emozione o una reazione apparentemente inspiegabile.
L’esempio dei due fratelli (Emanuele e Marta) mostra come un’emozione intensa e proibita la rabbia verso la sorella e il desiderio aggressivo possa essere rimossa perché il bambino si sente in colpa.
Più avanti, un episodio simile potrebbe far riemergere quella rabbia sotto forma di sintomo, cioè una reazione sproporzionata o immotivata.
Emanuele, da bambino, aveva augurato la morte alla sorella, perché il padre aveva portato dei pasticcini solo a lei, dopo questo evento si era sentito molto in colpa e aveva rimosso il ricordo nell’inconscio.
Anni dopo, quando Marta subisce un grave incidente, quel ricordo riemerge inconsciamente e si manifesta come sintomo fisico: Emanuele non riesce più a digerire i dolci, collegati simbolicamente all’episodio infantile.
Secondo la psicoanalisi, il sintomo non nasce nel corpo ma nella mente: è un messaggio dell’inconscio che il soggetto non riesce a comprendere.
Quando, attraverso l’analisi, questo messaggio viene decifrato, la sofferenza scompare.
Breuer e Freud capirono così che l’isteria non era una malattia del corpo, ma una manifestazione psichica. Le pazienti isteriche non erano fragili, ma persone sensibili e intelligenti, capaci di esprimere il loro dolore attraverso il corpo.
E la psicoanalisi mostrò che non solo le donne, ma anche gli uomini potevano soffrire di isteria.
Commenti
Posta un commento