LA PSICOLOGIA DELLE MASSE:
Freud, nel saggio Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921), analizza come l’individuo cambi profondamente quando entra a far parte di una massa.
Il meccanismo centrale è l’identificazione: il singolo si riconosce negli altri membri del gruppo e soprattutto nel capo, perdendo parte della propria autonomia psichica.
All’interno della massa, l’individuo:
- abbassa i propri freni e le proprie remore;
- agisce con più impulsività e meno senso critico;
- si sente protetto e rafforzato dal gruppo;
- può compiere azioni che da solo non farebbe mai.
L’esempio degli ultrà mostra come persone normalmente tranquille possano diventare aggressive, rischiare la vita o compiere atti violenti per difendere un’idea o un simbolo di scarsa importanza.
La forza della massa e l’identificazione con il leader creano un senso di coraggio irrazionale e di incoscienza, che modifica radicalmente il comportamento individuale.
Freud spiega che l’adesione cieca a un leader non nasce da semplice suggestione, ma da un legame emotivo profondo tra gli individui del gruppo.
Ogni membro si sente unito agli altri come in un innamoramento collettivo: il gruppo diventa “il bene”, da difendere a ogni costo, mentre chi lo attacca rappresenta “il male”.
Il leader incarna l’ideale di perfezione di ciascuno e diventa l’oggetto di una identificazione collettiva.
Una massa così formata può diventare pericolosa, perché tutto ciò che il capo decide viene accettato come legge. L’individuo perde il controllo e regredisce a uno stato primitivo, dominato dalla legge del branco.
Freud scrive queste riflessioni negli anni Venti, proprio mentre nascono i regimi totalitari (fascismo, nazismo, comunismo). In essi il culto della personalità di leader come Mussolini, Hitler e Stalin sostituisce ogni legge razionale, e la violenza diventa incontrollata.
Freud, ritenendo la prima topica troppo descrittiva, elaborò una seconda topica più dinamica, che mostra non solo le aree della mente ma anche i loro conflitti e interazioni.
Essa comprende tre istanze psichiche:
1. Es → sede delle pulsioni e dei desideri rimossi; è totalmente inconscio e cerca solo la soddisfazione immediata.
2. Io → parte cosciente e inconscia; media tra le spinte dell’Es, i divieti del Super-Io e la realtà esterna.
3. Super-Io → quasi del tutto inconscio; rappresenta la morale e i divieti interiorizzati, opponendosi alle pulsioni dell’Es.
Queste tre istanze sono in costante conflitto:
- Se prevale l’Es, la persona agisce impulsivamente e senza limiti.
- Se domina il Super-Io, ogni desiderio viene represso e nasce un forte senso di colpa.
- L’Io, “servo di due padroni”, cerca di mantenere l’equilibrio tra pulsione, morale e realtà.
- La pulsione di morte:
Dopo la Prima guerra mondiale, Freud si trovò davanti a molti pazienti con traumi di guerra che rivivevano continuamente, nei sogni, le scene più terribili del conflitto.
Questi sogni non potevano essere spiegati con la sua teoria precedente, secondo cui il sogno esprime un desiderio rimosso: qui non c’era alcun desiderio, solo orrore.
Per spiegare questa ripetizione dolorosa, Freud ipotizzò l’esistenza di una nuova forza psichica: la pulsione di morte.
Essa si oppone alla pulsione di vita e spinge l’individuo verso la ripetizione, l’autodistruzione e il ritorno a uno stato inorganico.
Questa idea fu considerata pessimistica e molti seguaci non la accettarono. Tuttavia, Freud la ritenne necessaria per comprendere la violenza umana e la tendenza delle società a ripetere i propri errori, intuizione che si rivelò profetica rispetto ai conflitti tra nazioni.
- La guerra:
Nel 1931, la Lega delle Nazioni invitò Einstein e Freud a discutere sul tema della guerra.
Einstein sostenne che l’umanità doveva trovare vie diplomatiche per evitare nuovi conflitti, poiché le armi moderne avrebbero portato a conseguenze devastanti.
Freud, invece, fu più pessimista: secondo lui, nella natura umana esiste una componente distruttiva inevitabile, che rende la guerra e la sofferenza destinate a ripetersi.
La storia gli diede ragione: già nel 1931 si percepivano i segni del fascismo in Italia e dell’ascesa di Hitler in Germania
- Il disagio della civiltà:
Nel 1930, Freud pubblicò Il disagio della civiltà, dove esprime una profonda disillusione verso il progresso umano.
Secondo lui, le scoperte scientifiche e la tecnologia non rendono l’uomo più felice, ma più infelice, perché ogni progresso comporta una rinuncia al piacere.
L’uomo primitivo viveva libero dai divieti sociali, mentre l’uomo moderno deve reprimere molte pulsioni per adattarsi alla società.
Con il progresso, aumentano restrizioni e obblighi, e cresce il malessere dell’individuo.
- Il lavoro dello psicoanalista:
La psicoanalisi nasce come terapia per alleviare la sofferenza del paziente. Lo psicoanalista accoglie il paziente in un ambiente tranquillo, spesso con il paziente sdraiato e l’analista seduto dietro di lui, come faceva Freud.
Il metodo fondamentale è quello delle associazioni libere: il paziente deve parlare senza censura, dicendo tutto ciò che gli passa per la mente, anche se sembra banale, assurdo o imbarazzante.
Questo flusso spontaneo permette di far emergere contenuti inconsci che la coscienza normalmente blocca.
Freud paragona il processo a due persone su un treno: una guarda fuori dal finestrino e descrive tutto ciò che vede, senza selezionare.
Il metodo ricorda anche la tecnica letteraria dello stream of consciousness, in cui i pensieri scorrono liberamente.
- Il transfert:
Il transfert è il fenomeno per cui il paziente, durante l’analisi, proietta sull’analista emozioni, aspettative e vissuti legati a figure importanti del proprio passato (genitori, educatori, persone amate).
Rivivendo queste esperienze nella relazione analitica, il paziente può comprendere meglio il proprio dolore, riconoscere i nodi irrisolti e trasformare aspetti profondi della propria personalità.
Per funzionare, il transfert richiede che l’analista non abbia alcun rapporto esterno con il paziente: niente amicizia, niente contatti sociali, nessun legame fuori dalla stanza d’analisi. Solo così la relazione può restare “pura” e analizzabile.
Per diventare psicoanalista non basta studiare: è necessario affrontare una analisi didattica, cioè un percorso personale con un analista esperto, per conoscere il proprio inconscio e non confonderlo con quello dei pazienti.
- La psicoanalisi dopo Freud:
Dopo la morte di Freud e la fine della Seconda guerra mondiale, la psicoanalisi si diffuse in tutto il mondo, ma nacquero anche divisioni interne.
Carl Gustav Jung (1875–1961)
Allievo brillante di Freud, si distaccò da lui perché non condivideva l’eccessiva importanza data alla sessualità infantile.
Jung introdusse il concetto di inconscio collettivo, comune a tutti gli esseri umani, formato da archetipi, che sono immagini universali presenti nei sogni, nei miti e nelle religioni (Madre Terra, Vecchio, Strega, ecc.).
Queste figure, sedimentate nei millenni, costituiscono la base delle nostre produzioni inconsce.
Anna Freud (1895–1982)
Figlia di Freud, approfondì lo studio dei meccanismi di difesa dell’Io, come:
- Rimozione → allontanamento dei contenuti dolorosi.
- Negazione → rifiuto della realtà, che può portare a deliri e allucinazioni.
- Razionalizzazione → giustificazione logica di comportamenti emotivi.
Alcuni meccanismi aiutano a vivere meglio, altri sono tipici dei disturbi psichici.
Melanie Klein (1882–1960)
Pioniera della psicoanalisi infantile.
Poiché i bambini non possono esprimersi come gli adulti, introdusse disegno e gioco come strumenti per esplorare l’inconscio.
Questa innovazione la portò a divergere da Anna Freud.
Psicologia psicoanalitica dell’Io
Negli Stati Uniti, dopo la guerra, un gruppo di psicoanalisti (molti fuggiti dalla Germania nazista) sviluppò la psicologia dell’Io, influenzata da Anna Freud.
Essa afferma il concetto di autonomia primaria, cioè la capacità dell’Io di funzionare indipendentemente dalle pulsioni.
Dopo Freud, la psicoanalisi si divide su come concepire l’Io.
Psicologia psicoanalitica dell’Io (USA)
Questa corrente sostiene un Io forte, capace di:
- controllare le pulsioni dell’Es e del Super-Io,
- svilupparsi in una zona libera da conflitti,
- garantire adattamento e funzionamento autonomo.
Tradizione europea (Klein + Freud)
In Europa prevale una visione diversa:
l’Io non è dominante, ma un mediatore fragile, costantemente schiacciato tra:
- le spinte dell’Es,
- i divieti del Super-Io.
L’individuo non può controllare consapevolmente queste forze.
Jacques Lacan (1901–1981)
Lacan rifiuta radicalmente la psicologia dell’Io.
Per lui:
- l’Io è una costruzione immaginaria, un’immagine di sé che non coincide con il vero soggetto;
- l’inconscio è “qualcosa di altro”, irriducibile a ciò che crediamo di essere;
- la psicoanalisi non deve normalizzare, ma aiutare ciascuno a seguire il proprio percorso esistenziale, senza adattarlo alla società.
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